"Al, sei un lurido bastardo."
Sì, Viktor, fottuto insipido verme che ho per fratello, sì: avevi ragione.
Ancora una volta.
Ma quante cose scordiamo nella nostra vita?
Pensavo di non dimenticare niente. Eppure mi trovo con i buchi di memoria più assurdi.
Fermati, fermati, fermati: so che non sto bene. Ma diamine. Non pensavo così.
Io scordo le cose, cazzo.
Ho mandato via S. , così la dimentico. In fin dei conti le ho fatto del bene, no? L'ho liberata, adesso è libera di tornare dalla sua luna. O da quello là che suona il violino.
O magari l'ho lasciata libera di ammazzarsi. L'ho già salvata una volta, due volte, nemmeno mi ha ringraziato. Per quello che mi riguarda può andare a farsi fottere.
"Al, sei un lurido bastardo."
Sta' zitto Vik!
Colpi contro la tempia. E' la mia tempia, a colpirla è la mia mano. Andiamo bene, di bene in meglio.
Ma ti immagini, tra poco dimentico S. DI NUOVO. La cosa mi fa curioso e nervoso. No, non mi spaventa.
Mi sono spaventato quando ho visto Lei. E' bella, lo sai. In realtà non è nemmeno di pietra. E' tutta bianca, ma è vera. Buffo che l'unica che io abbia mai amato non mi amerà mai.
Le ho chiesto di esserci quando morirò. Di essere i miei occhi. Ma io lo so che sparo cazzate a raffica. Ma quando c'è lei non le contengo. Buona, questa.
Vorrei del gin. Se Gus viene a trovarmi gliene chiedo un po'. Magari va' pure a prendermelo.
Secondo me quello c'ha la maschera appesa in camera. Non so che schifo ci combina, ma questo è certo: non la toccherei per niente al mondo.
"Al, sei un lurido bastardo."
"Bella, questa."
Ho pensato molto a D. , a quello che provo per lei. Ci ho pensato mentre vomitavo bile distruggendomi i palmi sui cocci di vetro. Perchè è il mio sport, sembra.
Mio e di Gus. Poi ci ho ripensato quando mi hanno fatto una steccatura di fortuna. E ci ho pensato ancora a denti stretti mentre cercavo un fottutissimo bisturi che nessuno ha lasciato nella stanza, perchè avevo voglia di vedere scorrere del sangue.
Ho pensato a D. Perchè sai, lei mi ama, e io le ho detto di amarla.
Lei mi ama. Ti amo. Qualche volta vorrei uccidere S.
No, D.
Qualche volta vorrei staccarmi la faccia a morsi.
Aveva ragione Viktor.
"Al, sei un lurido bastardo."
Perchè Viktor mi diceva così quando giocavamo e lo spezzavo di botte. Mi innervosiva, il mio fratellino grande. Quanto era piccolo. Debole. Inadatto alla vita. Così è diventato un intercalare tra il mio cazzo di nome e il mio cazzo di appellativo.
"Al-Lurido-Bastardo."
Al, sei un lurido bastardo.
Suona bene. Poi me lo faccio scrivere sulla tomba. Grazie, Viktor. Vai a farti fottere, fratello.
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domenica 31 agosto 2014
BIR KURVE
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mercoledì 20 agosto 2014
CRYING ON THE SCALES
"È il solstizio d'inverno e il pettirosso, amico dell'uomo, si posa a cantare sul manico di una vanga da giardino. Non c'è momento peggiore dell'anno per i lupi, ma questa bambina testarda insiste a voler passare dal bosco. È certa che le bestie feroci non le faranno alcun male, anche se non è mancato chi la mettesse in guardia."
Io sono il tuo incubo.
Tu sei l'unica di cui io, l'incubo, abbia paura. Sei la prima cicatrice che questa bocca nuova ha sfiorato. E te l'ho fatta io.
Mi hai carezzato come se fossi una grossa bestia pericolosa. La bestia che ti ha fatto male , ma da cui non riesci ad allontanarti. Che potere ho io su di te? Che potere hai tu su di me?
Sento di aver bisogno di te, anche se sei una stupida illusa e probabilmente ti farò ancora più male.
Più male della morte?
Più male del suicidio che stavi per compiere?
Ho pianto di fronte a te. Ho provato il tuo dolore, avevo le guance bagnate di lacrime e quelle lacrime erano le tue, quelle che ormai tu non hai più.
Ma non sento di dovermi dispiacere. Non provo alcuna pietà. Quelle cose che ho fatto, te le farei dieci, cento, mille volte, se potessi. E' bellissimo crogiolarsi in questi pensieri.
Sono un mostro? Tutto ciò che ho fatto, l'ho fatto per terrore. Terrore di te.
Non ricordo cosa ti ho fatto. Puoi raccontarmelo dieci, cento, mille volte? Mi piacerà.
Posso decidere se farti vivere o ucciderti?
Per adesso ho solo bisogno che tu mi stia accanto. Ho bisogno dei tuoi tremiti e delle tue ossa.
Ho bisogno di te, perchè sai di buono, e perchè di te ho paura, ma non so perchè non riesco a starti lontano.
Ti senti tormentata? Credo di no. Ti piace tremare sotto il tocco delle mie mani e piegarti, tenderti come un fuscello?
Non hai idea di quanto io mi senta tormentato da te.
Io sono il tuo incubo.
Tu sei l'unica di cui io, l'incubo, abbia paura. Sei la prima cicatrice che questa bocca nuova ha sfiorato. E te l'ho fatta io.
Mi hai carezzato come se fossi una grossa bestia pericolosa. La bestia che ti ha fatto male , ma da cui non riesci ad allontanarti. Che potere ho io su di te? Che potere hai tu su di me?
Sento di aver bisogno di te, anche se sei una stupida illusa e probabilmente ti farò ancora più male.
Più male della morte?
Più male del suicidio che stavi per compiere?
Ho pianto di fronte a te. Ho provato il tuo dolore, avevo le guance bagnate di lacrime e quelle lacrime erano le tue, quelle che ormai tu non hai più.
Ma non sento di dovermi dispiacere. Non provo alcuna pietà. Quelle cose che ho fatto, te le farei dieci, cento, mille volte, se potessi. E' bellissimo crogiolarsi in questi pensieri.
Sono un mostro? Tutto ciò che ho fatto, l'ho fatto per terrore. Terrore di te.
Non ricordo cosa ti ho fatto. Puoi raccontarmelo dieci, cento, mille volte? Mi piacerà.
Posso decidere se farti vivere o ucciderti?
Per adesso ho solo bisogno che tu mi stia accanto. Ho bisogno dei tuoi tremiti e delle tue ossa.
Ho bisogno di te, perchè sai di buono, e perchè di te ho paura, ma non so perchè non riesco a starti lontano.
Ti senti tormentata? Credo di no. Ti piace tremare sotto il tocco delle mie mani e piegarti, tenderti come un fuscello?
Non hai idea di quanto io mi senta tormentato da te.
martedì 5 agosto 2014
SPECULUM
[Scritto su un foglietto lacerato a metà.]
Ho provato a guardarmi allo specchio. Mi sono chiesto se M. avesse ragione: avevo il dubbio che forse tutti possiamo essere perdonati dopo aver subito le stesse sofferenze di Cristo.
Ero solo nella mia stanza. Ho tolto la copertura. Anche io ero a viso scoperto.
Non ho visto niente.
Non c'era riflesso lì. Io non c'ero.
M., non c'ero. Non merito di essere riflesso da uno specchio?
Cosa vuole dirmi Dio?
Mi sono guardato le mani: tremavano. Le ho poggiate contro la superficie di vetro.
Hanno navigato lì non so per quanto tempo.
Poi, lo specchio ha cominciato a colare gocce di sangue. Lo stesso che gocciolava dalle mani.
Ho guardato in basso. Ho visto il mio coltello.
Ho battuto i denti. Penso di aver sorriso. Ho leccato via il sangue.
Un giorno ucciderò un uomo, perchè ha deciso di stare dalla parte opposta alla mia.
Per adesso, faremo solo belle conversazioni.
Ho fame. E il sangue era il... [L'altra parte del foglio è strappata via, esattamente a metà]
Ho provato a guardarmi allo specchio. Mi sono chiesto se M. avesse ragione: avevo il dubbio che forse tutti possiamo essere perdonati dopo aver subito le stesse sofferenze di Cristo.
Ero solo nella mia stanza. Ho tolto la copertura. Anche io ero a viso scoperto.
Non ho visto niente.
Non c'era riflesso lì. Io non c'ero.
M., non c'ero. Non merito di essere riflesso da uno specchio?
Cosa vuole dirmi Dio?
Mi sono guardato le mani: tremavano. Le ho poggiate contro la superficie di vetro.
Hanno navigato lì non so per quanto tempo.
Poi, lo specchio ha cominciato a colare gocce di sangue. Lo stesso che gocciolava dalle mani.
Ho guardato in basso. Ho visto il mio coltello.
Ho battuto i denti. Penso di aver sorriso. Ho leccato via il sangue.
Un giorno ucciderò un uomo, perchè ha deciso di stare dalla parte opposta alla mia.
Per adesso, faremo solo belle conversazioni.
Ho fame. E il sangue era il... [L'altra parte del foglio è strappata via, esattamente a metà]
venerdì 25 luglio 2014
NOCERE
[Scritto su un foglio bucato, lasciato infilzato tra le palizzate di un cancello di Rose Red Road. A tratti è difficile leggere. Qualcuno ha cercato di cancellare l'inchiostro a ditate.]
Ti tendi.
[...] cerchi di nutrirmi. Mi dai tutto. Le tue ossa, la tua anima.
Sai che [...] a pezzettini, non ci sarà più niente.
Ti amo. Fino al giorno in cui [...]
E poi c'è una sola lettera. Una D. E tu [...] non farle male.
Come posso [...] senza ferire nessuno?
[Frase illeggibile]
Fammi ancora annusare la tua pelle.
D. tremava quando mi ha detto [...] solo me."
Io amo.
E' un modo malato di[...]?
Ho sangue tra le mani. Ho immagini di [...] che urla contro di me.
La bambina piange. Non ricordo [...] dopo. Chi sono io?
Perchè sono qui?
Perchè qualche ora dopo non ho inseguito Rox? Perchè non avevo [...] per baciarla.
[...] più nessuno.
Ho fame. Ho voglia di [...] sulle ossa di S., di piegarle e [...] ma finirebbe tutto.
Non voglio farle male. Mi mette di fronte alla realtà. E questo mi uccide.
Mi uccide come D. [...] soqquadro.
Caos. E dove sono andati gli angeli? Un tempo ne avevo uno.
Sarà andato a morire? Era così bianca. Come si chiamava?
Devo fare l'operazione. [...] me.
Intanto posso tagliare la carne. Come mi pare.
Mi sono reso conto che nel bagno c'era molto sangue. Sangue sul lavandino. Sangue sul laccio emostatico e sui rasoi: ma chi li ha comprati i rasoi? Io non ce l'ho la barba. E chi l'ha messo il coltellino sul lavabo? Perchè c'è sangue?
Ho rotto lo specchio. Non capisco.
[L'ultimo capoverso è scritto di getto, la scrittura si incrina pericolosamente e si fa leggermente più arcuata e meno ordinata. C'è una ditata di inchiostro sull'ultima riga.]
Ti tendi.
[...] cerchi di nutrirmi. Mi dai tutto. Le tue ossa, la tua anima.
Sai che [...] a pezzettini, non ci sarà più niente.
Ti amo. Fino al giorno in cui [...]
E poi c'è una sola lettera. Una D. E tu [...] non farle male.
Come posso [...] senza ferire nessuno?
[Frase illeggibile]
Fammi ancora annusare la tua pelle.
D. tremava quando mi ha detto [...] solo me."
Io amo.
E' un modo malato di[...]?
Ho sangue tra le mani. Ho immagini di [...] che urla contro di me.
La bambina piange. Non ricordo [...] dopo. Chi sono io?
Perchè sono qui?
Perchè qualche ora dopo non ho inseguito Rox? Perchè non avevo [...] per baciarla.
[...] più nessuno.
Ho fame. Ho voglia di [...] sulle ossa di S., di piegarle e [...] ma finirebbe tutto.
Non voglio farle male. Mi mette di fronte alla realtà. E questo mi uccide.
Mi uccide come D. [...] soqquadro.
Caos. E dove sono andati gli angeli? Un tempo ne avevo uno.
Sarà andato a morire? Era così bianca. Come si chiamava?
Devo fare l'operazione. [...] me.
Intanto posso tagliare la carne. Come mi pare.
Mi sono reso conto che nel bagno c'era molto sangue. Sangue sul lavandino. Sangue sul laccio emostatico e sui rasoi: ma chi li ha comprati i rasoi? Io non ce l'ho la barba. E chi l'ha messo il coltellino sul lavabo? Perchè c'è sangue?
Ho rotto lo specchio. Non capisco.
[L'ultimo capoverso è scritto di getto, la scrittura si incrina pericolosamente e si fa leggermente più arcuata e meno ordinata. C'è una ditata di inchiostro sull'ultima riga.]
mercoledì 16 luglio 2014
INFLAMARE
[Parte di un foglietto strappato, riaperto, poi strappato di nuovo. Mancano i lembi esterni. Gettato da qualche parte in un cestino.]
Fa schifo amarmi, mi hai detto.
Faccio schifo io.
E nel momento in cui l'hai fatto, ho saputo di essere vivo. Ne ho avuta l'assoluta, immane certezza.
Ho sentito adrenalina. E tutto il resto del corpo ha cominciato a formicolare. Braccia, mani, gambe, piedi.
Mal di testa. Non ci pensavo da tempo. Le guance mi dolevano, un dolore atroce da farmi rimbombare tutto sulle tempie come se un uomo fosse venuto a sbattermi la testa contro due tamburi.
Fa schifo amarti, Dead Man Walking.
E nel momento in cui l'hai detto, l'assoluta verità, io ho saputo che volevo darti ragione. Tu mi hai capito, S. Hai capito ogni cosa di me, hai annusato e riconosciuto ogni anfratto, ogni sentimento. Come se fosse roba tua.
Sembra come se ti vuoi nutrire di me.
Maybe.
Come voglio nutrirmi di tutti. Se mi date sentimenti, se li versate nel mio bicchiere, rabboccandolo in continuazione, io ho modo di vivere. Io mi sento umano.
Posso soffrire per voi. Posso battere i denti, sotto la maschera. Sorridere, S.
E tu l'hai capito. Ero terribilmente vivo.
Per questo ti ho ricompensato con la più vera tra le cose che ti potevo dire.
Ti ascoltiamo solo perchè il tuo amore e le tue attenzioni ci lusingano. Ci carezzi con i tuoi sentimenti. E basta.
Quell' "e basta", ha rimbombato dentro di te, e per un attimo, quando sei affondata nel fango, ho pensato che tu stessi per sfiorire e diventare polvere. Ti avrei raccolta, nel caso, sarebbe stata una bella scena. Non sai quanto avrei pianto, piccolo giudice in apnea.
E hai cominciato a piangere. Mi sono avvicinato a te e ti ho porto una fialetta.
Dammi una tua lacrima.
Tu non riesci a dire di no, quanto sei generosa - mi hai chiamato love, più volte, e io lo dico a te - love? Hai riempito la fialetta a metà. Ho dovuto trattenere un gemito di piacere.
Ti ho sfiorato le clavicole, mi sono congratulato con me stesso della tua magrezza acerba.
E sono andato via. Ti ho chiesto di continuare a respirare, per me. So che lo farai. So che continuerai ad amarmi perchè l'hai detto tu: non si può smettere di amare una persona come se fosse un vestito vecchio.
Questa sei tu.
E questo sono io.
Aggiungerò le tue lacrime alla collezione di cui godere, ai miei Baccanali personali. Non ti preoccupare, non verranno sprecate.
Aggiungerò le urla di piacere di D. nella mia stanza. Un giorno le farò bere le tue lacrime, piccola mia. D. ti vuole tanto bene. D. ti vuole proteggere: sai quanto sarebbe bello versarle le tue lacrime dritte nella bocca? Suona come ambrosia. Suon...
[La calligrafia arzigogolata e precisa si interrompe. Sotto, alla fine del foglio, ce n'è un'altra: una calligrafia ordinata, femminile, macchiata dalla fretta.]
You're sleeping.
It was just a crazy thing.
I remember, you, me and... what else?
Have to go...
[Il resto del foglietto è stato strappato, e non si riesce a leggere. E' tutto imbrattato di macchie rosse.]
sabato 5 luglio 2014
ALB
[Scritto su un foglio volante stropicciato meticolosamente; trovato su uno scivolo vicino Red Rose Road, zona bene dei Sobborghi, Capital City]
Non avere paura. Essere coraggiosi.
Ero a in quella strada per lavoro. Stavo accompagnando uno.
"Devi semplicemente aspettarmi fuori dalla villa." , mi dice lui.
E io lo faccio. E' lavoro.
Chi lo può immaginare che mi si avvicina la stessa anima che qualche giorno fa mi ha dato dell'egoista?
Scorgo baluginio di biondo chiaro, e poi lei viene letteralmente vomitata fuori dalla villa di fianco alla mia. E stava piangendo.
"Che ci fai qui?", mi dice.
"Lavoro. Che ci fai qui?"
"Io qui ci vivo."
Le offro un fazzoletto. Le dico "Soffiati il naso e asciugati gli occhi, magari non in quest'ordine.", e lei si asciuga gli occhi e dimentica di soffiarsi il naso. E chissà perchè ci mettiamo a parlare di metafisica e filosofia in mezzo alla notte.
"L'amore è un grido nel vuoto.", mi dice lei.
"No, l'amore è essere due. Se no è ossessione."
"No, l'amore è amare. Io ti amo anche se tu non mi ami."
Ma perchè diamine la pensate tutti così?
"Ma tu in che Dio credi, S.?", ti chiedo.
"Lo sai che questa domanda da parte tua è come un accoltellamento?"
Non c'è sorte.
"Lo sai che ci stiamo accoltellando a vicenda?" , le dico io.
Fuori sta sorgendo il sole. Tra canti popolari del Rim e vecchie canzoni non tanto religiose di New London.
I don't want to start any blasphemous rumors, but I think that God has a sick sense of humor, and when i die, I expect to find Him laughing.
"Allora me ne vado. Non voglio accoltellarti io che vivo nel dolore.", il discorso sta per finire.
Cerco di rimediare. "Pain makes us human. Non ho paura del dolore."
E hai sorriso, S. Il sorriso di chi sa.
"C'è differenza, tra non avere paura ed essere coraggiosi."
E sei andata via. Sei tornata in quella casa.
Non avere paura. Essere coraggiosi.
Non avere paura. Essere coraggiosi. Gridare nel vuoto.
Umani egoisti e morti che fanno male.
Vivere e scegliere di morire vivendo. Ma certo.
Ho chiuso i pugni stretti nelle tasche.
Non avere paura. Essere coraggiosi. Vivere anche nel dolore.
Ci sono tante cose che si agitano nella mia testa. Quando mi giro per dirlo a S., il Cortex Pad suona. Quando chiudo la conversazione, devo correre via.
Sole nascente. Dio è dietro quel sole, forse. E non guarda certo gli uomini.
O se sì, ha un orribile senso dell'umorismo.
Non avere paura. Essere coraggiosi.
Ero a in quella strada per lavoro. Stavo accompagnando uno.
"Devi semplicemente aspettarmi fuori dalla villa." , mi dice lui.
E io lo faccio. E' lavoro.
Chi lo può immaginare che mi si avvicina la stessa anima che qualche giorno fa mi ha dato dell'egoista?
Scorgo baluginio di biondo chiaro, e poi lei viene letteralmente vomitata fuori dalla villa di fianco alla mia. E stava piangendo.
"Che ci fai qui?", mi dice.
"Lavoro. Che ci fai qui?"
"Io qui ci vivo."
Le offro un fazzoletto. Le dico "Soffiati il naso e asciugati gli occhi, magari non in quest'ordine.", e lei si asciuga gli occhi e dimentica di soffiarsi il naso. E chissà perchè ci mettiamo a parlare di metafisica e filosofia in mezzo alla notte.
"L'amore è un grido nel vuoto.", mi dice lei.
"No, l'amore è essere due. Se no è ossessione."
"No, l'amore è amare. Io ti amo anche se tu non mi ami."
Ma perchè diamine la pensate tutti così?
"Ma tu in che Dio credi, S.?", ti chiedo.
"Lo sai che questa domanda da parte tua è come un accoltellamento?"
Non c'è sorte.
"Lo sai che ci stiamo accoltellando a vicenda?" , le dico io.
Fuori sta sorgendo il sole. Tra canti popolari del Rim e vecchie canzoni non tanto religiose di New London.
I don't want to start any blasphemous rumors, but I think that God has a sick sense of humor, and when i die, I expect to find Him laughing.
"Allora me ne vado. Non voglio accoltellarti io che vivo nel dolore.", il discorso sta per finire.
Cerco di rimediare. "Pain makes us human. Non ho paura del dolore."
E hai sorriso, S. Il sorriso di chi sa.
"C'è differenza, tra non avere paura ed essere coraggiosi."
E sei andata via. Sei tornata in quella casa.
Non avere paura. Essere coraggiosi.
Non avere paura. Essere coraggiosi. Gridare nel vuoto.
Umani egoisti e morti che fanno male.
Vivere e scegliere di morire vivendo. Ma certo.
Ho chiuso i pugni stretti nelle tasche.
Non avere paura. Essere coraggiosi. Vivere anche nel dolore.
Ci sono tante cose che si agitano nella mia testa. Quando mi giro per dirlo a S., il Cortex Pad suona. Quando chiudo la conversazione, devo correre via.
Sole nascente. Dio è dietro quel sole, forse. E non guarda certo gli uomini.
O se sì, ha un orribile senso dell'umorismo.
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